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RETEERSA

C'è necessità di RETE

Asset by mr.dico - Reti per il risparmio energeticoDa una costola di Rete Ersa è nata Asset by mr.dico – Reti per il risparmio energetico. L'associazione è stata presentata ufficialmente al SAIE 2016 a Bologna ed è ora pienamente operativa.

"Asset – spiega Gianangelo Vacchetti, cofondatore di Asset – è un'associazione che aggrega impiantisti, artigiani, progettisti, gestori di patrimoni immobiliari  e aziende che operano nel settore del risparmio energetico e della riqualificazione energetica degli edifici. Chi aderisce ad Asset  condivide un metodo di lavoro che mette in primo piano il risparmio energetico, la sicurezza, e le soluzioni basate sulle energie rinnovabili che tutelano l'ambiente in cui viviamo. E si presenta in prima fila per il grande piano Casa Italia, recentemente trasformato in un  Dipartimento di Palazzo Chigi, che darà continuità al progetto."

I progettisti, gli amministratori, gli impiantisti, gli artigiani che aderiscono ad Asset, sanno di poter contare su una serie di iniziative e di servizi che li avvantaggiano e li qualificano rispetto alla concorrenza.

Asset by mr.dico nasce dall'incontro di tre professionisti, ognuno con un proprio campo di interesse e di attività. Andrea Mondini, presidente di Federcondominio, che da una vita lavora con gli amministratori di immobili, Gianangelo Vacchetti, che con Rete Ersa rappresenta la comunità dei progettisti, e Gabriele Paradisi, l'inventore di mr.dico, il software per la gestione della documentazione obbligatoria per gli impiantisti, dalle dichiarazioni di conformità ai libretti d'impianto, dalle dichiarazioni di rispondenza alle etichette d'impianto di efficienza energetica.

La sede di Asset by mr.dico è in Viale Angelo Masini, 4 – 40126 Bologna. Sul web: www.reteasset.it  Il telefono è 0510418591, mentre chi preferisce l'e-mail può scrivere a: segreteria@reteasset.it

Sistema FEE palazzina Villa Cortese

Posted by admin on settembre 15, 2014
Posted in Energie rinnovabiliPrimo pianoUltima Ora  | 122 Comments

  RETE ERSA

 EFFICIENZA RINNOVABILI, SICUREZZA AMBIENTE

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Nrel, Fraunhofer Ise e Rcpvt hanno unito le proprie forze per un’alleanza nella ricerca sull’energia solare. Usa, Germania e Giappone fanno sul serio, mentre l’Italia continua ad avere un ruolo marginale in ricerca e innovazione. Se iniziassimo a chiederci “cosa dobbiamo produrre e consumare nei prossimi 20-30 anni?”

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Con la crisi petrolifera dei primi anni ‘70 ci fu un aumento del prezzo del petrolio che diede vita alla prima ondata d’interesse per le energie alternative. Ci furono i primi importanti progressi tecnologici nel campo del solare, dell’eolico, della biomassa e della geotermia. Read more

Il fotovoltaico supera l’eolico e diventa, se si esclude l’idroelettrico, la prima fonte energetica rinnovabile d’Italia. Lo evidenziano i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato che sottolinea come oggi, soltanto con l’energia prodotta dal fotovoltaico, potrebbe essere soddisfatto il fabbisogno energetico delle famiglie di tutto il Sud Italia (14.451 GWh). Read more

E’ il dato emerso dal Rapporto presentato dalla Confederazione italiana agricoltori, che ha analizzato il ruolo dell’energia dall’agricoltura nell’ottica degli obiettivi del piano 20-20-20. Read more

Meno petrolio, più rinnovabili. I dati dell’Autorità

Posted by admin on giugno 28, 2012
Posted in Energie rinnovabiliMagazine  | Tagged With: ,

Lo scorso anno, la produzione da fonti rinnovabili è aumentata del 9,4%, mentre si registra un vero e proprio boom nella generazione fotovoltaica (+463%), che ha raggiunto circa 10,7 TWh, contro i circa 1,9 TWh del 2010. Read more

Nasce la comunità solare di sei comuni

Posted by admin on giugno 25, 2012
Posted in Energie rinnovabiliFotovoltaicoMagazineUltima Ora 

 

La transizione energetica non è una novità dell’ultima ora, tuttavia l’Italia non si è preparata ad affrontare una sfida che, in 40-50 anni, ci porterà a coprire l’80% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili secondo quanto riportato nella road map al 2050 dell’European Climate Foundation dell’aprile 2010 che è stata adottata dalla Commissione Europea nel febbraio del 2011.

Nel 2005, quando in Italia è nato il primo Conto Energia, cioè il sistema di incentivi al fotovoltaico, il dibattito italiano in materia di energia riguardava prioritariamente l’adozione di strategie finalizzate a garantire gli approvvigionamenti di energia primaria d’importazione, mentre sulla questione rinnovabile si pensava in termini di piccoli apporti atti a soddisfare i desideri di irriducibili ambientalisti.

Il sistema di incentivi in Conto Energia, iniziato nel 2005, ha portato la potenza fotovoltaica installata su scala nazionale da quasi 1000 MWp del 2009, a 3200 MWp nel 2010 e a circa 12000 MWp alla fine del 2011. Questo incremento sta influenzando in maniera determinante il mercato elettrico tanto che le curve di prezzo alla borsa elettrica nazionale si stanno talmente modificando da spostare il picco del prezzo dalle ore 13 del 2009 alle ore 20 del 2012.

Dal 2009 ad oggi il prezzo dell’energia elettrica nelle fasce di punta F1 è progressivamente diminuito del 50%, risultando paragonabile a quello della fascia F2, cioè quella notturna storicamente più bassa. La produzione l’energia rinnovabile incide a tal punto che le reti elettriche non sono più adeguate a sostenere questa quantità di potenza e di energia, mentre le centrali termo-elettriche sono costrette a rimanere spente per metà del tempo di funzionamento costringendo i produttori di energia elettrica a rivedere tutti i business plan delle centrali.

Tutto questo non è un problema dovuto alla poco sostenibilità delle rinnovabili, ma è il grave sintomo della politica di un Paese che non ha saputo prepararsi a questa transizione e rischia di perdere il treno della nuova rivoluzione industriale. Il Piano Energetico Europeo recita gli obiettivi strategici per l’Europa da ormai due anni ma soltanto oggi, per effetto delle direttive europee legate al Pacchetto Clima-Energia del 2008, l’Italia comincia a prendere atto del cambiamento.

L’Italia e la transizione energetica 

La Direttiva europea più significativa è indubbiamente la 28/2009/CE, che definisce le quote di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi che ogni Stato Membro della Comunità Europea dovrà porsi come obiettivo per il 2020. All’Italia è stata assegnata la quota del 17%. Questa direttiva riguarda anche i trasporti e prevede, per tutti gli Stati Membri, una quota del 10% di energia prodotta da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi del settore trasporti.

L’obiettivo di ogni Stato Membro deve essere raggiunto attraverso una traiettoria indicativa definita da un Piano d’Azione Nazionale che deve essere rendicontata ogni due anni partendo dal 2012. All’atto del bilancio energetico biennale si dovranno ripianare crediti e debiti accumulati attraverso il corrispettivo raggiungimento o non raggiungimento degli obiettivi intermedi prefissati. Il meccanismo per ripianare debiti/crediti è regolamentato dai “trasferimenti da altri Stati”, cioè da un meccanismo di compra/vendita di energia rinnovabile che sarà sostanzialmente di tipo elettrico. Il meccanismo di compra/vendita è stato recepito nel Decreto Legislativo 28 del 4 Marzo 2011 (noto come “Decreto Romani”).

La Direttiva 28/2009 definisce anche i criteri di responsabilità oggettiva attraverso un meccanismo a cascata (burden sharing) secondo cui lo Stato Membro, recepita la quota obbligatoria di energia rinnovabile da raggiungere al 2020, provvederà a suddividere le quote obbligatorie fra i suoi enti locali di riferimento, che nel nostro caso sono le Regioni; le quali, al loro interno, dovrebbero a loro volta provvedere a suddividere la quota fra i Comuni. Questo meccanismo a cascata di fatto assegna al sindaco di ogni singolo Comune la responsabilità di contribuire su scala locale al raggiungimento degli obiettivi obbligatori per la sua Regione.

Il 22 febbraio 2012, l’intesa Stato-Regioni, emanando lo schema di decreto per la ripartizione delle quote locali, ha sancito il meccanismo con cui si ripianano i debiti e crediti di che cosa?della produzione di elettricità da rinnovabili e della riduzione delle emissioni di CO2 eq?; di conseguenza, nel caso in cui uno Stato membro o una Regione contraesse un debito, si andrà a individuare quei Sindaci che, non avendo ottemperato agli obiettivi del proprio ente locale di riferimento, ne diventeranno conseguentemente responsabili. Ogni Comune è pertanto tenuto a deliberare una strategia energetica integrata, in accordo con il Piano Energetico Regionale di riferimento, sia per la riduzione dei consumi, sia per l’uso delle risorse rinnovabili reperibili nel proprio territorio.

Agire localmente per risolvere un problema globale

Il Sindaco e la sua cittadinanza diventano, dunque, i protagonisti e, allo stesso tempo, i responsabili della transizione energetica attraverso il meccanismo dell’agire localmente per raggiungere obiettivi su più ampia scala: regionali, nazionali e, infine, europei. In questo contesto si incardina quello che la Comunità Europea ha chiamato il “Patto dei Sindaci”, attualmente attivo su base volontaria, col quale un Sindaco si impegna a raggiungere entro il 2020 precisi obiettivi di riduzione delle emissioni (superiori al 20% fissato nel pacchetto UE clima-energia) attraverso l’implementazione di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile.

In questo contesto si è sviluppato, in cooperazione con l’Università di Bologna, il progetto SIGE (Sistema Integrato per la Gestione dell’Energia) finanziato nell’ambito di un progetto di 6,3 milioni di euro co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito di un bando per la “Concessione di contributi agli Enti Locali per la realizzazione di Programmi di Qualificazione Energetica” per lo sviluppo di una rete di Comunità Solari Locali che ha preso l’avvio con sei Comuni della Provincia di Bologna (San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Medicina, Ozzano dell’Emilia e Mordano).

Cos’è una Comunità Solare Locale

Una Comunità Solare Locale è un patto collettivo tra Amministrazione pubblica e cittadinanza attiva attraverso il quale le parti coinvolte intendono cogliere le opportunità sociali, economiche e ambientali legate alla transizione energetica al 2050 su scala locale.

Un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), avente come obiettivo la costituzione di una Comunità Solare Locale, deve adeguare gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica al fine di favorire l’insediamento degli impianti a fonti rinnovabili di interesse collettivo attraverso le linee di indirizzo del Piano Energetico Comunale.

Il PAES è inevitabilmente un piano collettivo, in cui la diffusione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile, la riqualificazione energetica degli edifici, la sostituzione delle caldaie, l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, l’acquisto di auto a bassa emissione,…sono solo una parte di tutti gli “acquisti verdi” necessari per raggiungere gli obiettivi. Tali acquisti sono, tuttavia, strettamente legati ai sistemi di incentivazione nazionale, come il Conto Energia o la detrazione fiscale 55%, che sono fortemente dipendenti dalle decisioni di politica generale che a volte non collimano con quanto richiesto a livello comunitario. Lo scopo della Comunità Solare è di costituire un meccanismo premiale di incentivazione a livello locale che possa operare indipendentemente o in aggiunta a quello nazionale al fine di alimentare un volano economico intorno agli indirizzi del Piano Energetico Locale.

Come generare un volano economico locale

La Comunità Solare Locale ha per obiettivo lo sviluppo di un meccanismo simil-Conto Energia Locale. Il Conto Energia è un modello ideato in Germania negli anni ’90 per incentivare la produzione di energia da fonte rinnovabile che è stato ormai adottato a livello mondiale. Il meccanismo è basato sul principio di prelevare un contributo economico da ogni bolletta elettrica, parametrato sul consumo, per costituire un fondo energia nazionale in grado di premiare in maniera esclusiva ogni kWh di energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile. In questo modo si dovrebbe sollecitare sia la riduzione di consumi che la produzione di energia rinnovabile.

Il Conto Energia è quindi un volano che si auto-alimenta a mano a mano che il mercato aumenta e che, soprattutto, non ricade nei meccanismi perversi della fiscalità generale. Questo strumento ha permesso di raggiungere in Italia e in Germania dei risultati clamorosi sull’implementazione delle energie rinnovabili. Un esempio su tutti è rappresentato dall’energia prodotta da fotovoltaico che nel 2008 copriva poco meno dello 0,1% del fabbisogno annuale di energia elettrica nazionale e due anni dopo alla fine del 2011 copriva già il 4,6%. Oggi i 14 GWp di potenza fotovoltaica producono annualmente una quantità di energia superiore a 12 miliardi di kWh, l’equivalente di quanto produce un reattore nucleare da 1600 MW (uno dei cinque che dovevano essere realizzati nel paradossale e virtuale piano energico nazionale prima che lo stesso venisse bocciato dal referendum del 2011. Un risultato ottenuto attraverso una specie di maxi-colletta alla quale tutti noi stiamo partecipando con un modesto contributo annuale per permettere a quasi 400 mila piccoli e medi investitori di ritornare dei propri investimenti. Un grande progetto partecipativo che ha mosso un giro di affari di quasi 35 miliardi con oltre 18mila posti di lavoro.

Se questo strumento è stato tanto efficacie su scala nazionale perché non provare a calare un meccanismo analogo a livello locale? La Comunità Solare diventa quindi un soggetto partecipato dalla collettività e riconosciuto dall’amministrazione pubblica per costituire un Fondo Energia Locale attraverso un modesto contributo da parte di tutti coloro che volontariamente vogliono partecipare il proprio PAES perché credono nelle linee di indirizzo del piano energetico comunale.  Il Fondo Energia Locale viene generato attraverso un contributo volontario annuale parametrizzato sulle emissioni di anidride carbonica (Carbon Tariff Volontaria) che vengono calcolate direttamente attraverso le bollette elettriche e del gas che ogni cittadino, famiglia e impresa porterà all’ufficio della sua Comunità Solare Locale. L’istituzione di una Carbon Tariff è prevista dalla Comunità Europea come uno degli strumenti adottabili per mettere in atto i Piani d’Azione previsti nel Patto dei Sindaci.

Una Carbon Tariff obbligatoria sarebbe difficile da applicare nell’attuale congiuntura economica e politica; inoltre, i patti di stabilità costituirebbero dei seri vincoli limitanti la gestione degli incentivi e quindi la redistribuzione del fondo energia locale. Per questi motivi si è pensato di realizzare una forma cooperativa su base mutualistica per la gestione locale del fondo energia che possa essere svincolata dai vincoli dell’ente locale e che sia di proprietà di tutti coloro che diventando soci vogliono godere del beneficio della mutualità.

La Comunità Solare Locale è un grande volano economico per la redistribuzione del reddito

Gli acquisti verdi nell’ambito dell’energia, seppure necessari, risultano inevitabilmente poco attraenti sia per i costi da sostenere, sia per i tempi di ritorno dell’investimento. Ridurre i costi dell’investimento è quindi indispensabile per incrementare la domanda senza dimenticare che le linee di indirizzo per un buon Piano Energetico Comunale dovrebbero puntare a portare una rinnovabile in ogni famiglia al 2050 come macro-obiettivo della nuova rivoluzione industriale.

Aumenta la consapevolezza e l’attenzione per i problemi energetici da parte degli italiani secondo la ricerca presentata dall’Associazione Nazionale Energia delVento (Anev).

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