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RETEERSA

C'è necessità di RETE

In caso di vendita sarà precluso al proprietario dell’immobile autodichiarare l’appartenenza alla classe energetica più bassa, evitando così la certificazione del tecnico abilitato. Imminenti le modifiche al Dm 26 giugno 2009. Read more

Contrasto alla cementificazione e salvaguardia della destinazione agricola dei suoli, nonchè tutela del paesaggio anche in raccordo con le previsioni del Dlgs 42/2004 sono gli scopi perseguiti dal Ddl approvato dal Consiglio dei Ministri il 14 settembre 2012.

Il provvedimento, proposto dal Ministero delle Politiche agricole, pone quale strumento primario di tale lotta alla cementificazione la fissazione, da parte di apposito Dm interministeriale, di un limite massimo alla edificabilità dei terreni agricoli, sotto forma di vincolo alla possibilità di modificare gli strumenti urbanistici vigenti. Pertanto, non potranno essere modificate le destinazioni già fissate in tali piani.

Inoltre, viene previsto il divieto (per 5 anni) di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o  comunitari e incentivi per il recupero, ristrutturazione, restauro del patrimonio edilizio agricolo sia a favore di Comuni e Province, sia a favore di privati che intendano procedere a tali interventi.

Il Parlamento Europeo ha adottato ieri, 11 settembre, in prima lettura (632 voti contro 25), la Direttiva sull’efficienza energetica che indica ai Paesi membri come raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica del 20% al 2020, obiettivo che dovrà incastrarsi con quello per le rinnovabili e la riduzione della CO2, il famoso 20-20-20. Read more

L’Associzione nazionale per la tutela della finestra analizza cosa succederà con la riduzione delle agevolazioni per l’efficienza energetica prevista dal “Decreto sviluppo”.

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Per l’Autorità l’elettricità non è poi così cara

Posted by admin on luglio 1, 2012
Posted in MagazineNorme & AgevolazioniUltima Ora  | Tagged With: , ,

Il presidente dell’Autorità per l’energia, Guido Bortoni, ha presentato la Relazione annuale. Spiccano, tra i dati forniti per il 2011, il calo della produzione termoelettrica del 3,7% e l’aumento della produzione da rinnovabili del 9,4%. Per i consumatori italiani il prezzo del kWh è più basso rispetto alla Germania e anche a molti Paesi UE. Read more

 

Nell’ultima bozza l’incentivo per solare termico, pompe di calore e caldaie a biomasse viene esteso anche ai privati. Tetto di spesa di 700 mln l’anno

Oltre ai due decreti sul Quinto conto energia fotovoltaico e sulle altre rinnovabili elettriche, i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Politiche agricole sono al lavoro anche per definire i contenuti dell’atteso decreto sugli incentivi per le rinnovabili termiche.

Si tratta di un provvedimento che gli operatori del settore attendono dal settembre dello scorso anno e che probabilmente richiederà ancora altri mesi di lavoro prima di essere pronto. A differenza di quanto avvenuto con i decreti sulle Fer elettriche, i ministeri hanno deciso di avvalersi delle osservazioni e dei suggerimenti delle associazioni di categoria.

Due categorie di interventi incentivabili

La versione più recente della bozza di decreto divide in due categorie le tecnologie che saranno incentivate. In particolare, il nuovo “conto energia termico” viene riconosciuto alle amministrazioni pubbliche e anche ai privati che installano impianti solari termici, pompe di calore geotermiche, scaldacqua a pompa di calore e caldaie a biomassa.

L’incentivo è fisso per un certo numero di anni, in funzione della dimensione in metri quadrati dell’impianto; per impianti con costi e produzione differenti, l’importo dell’incentivo è il medesimo. In base alla zona climatica di installazione, l’incentivo viene modulato per le pompe di calore e le caldaie a biomassa.

Per quanto riguarda invece l’installazione di caldaie a condensazione e di sistemi di schermatura e ombreggiatura, la sostituzione di infissi e le opere di coibentazione, la bozza del decreto riconosce un conto energia termico solo alle amministrazioni pubbliche e l’incentivo ha una durata di 5 anni per tutti gli interventi. Per i privati questi interventi sono agevolabili solo con la detrazione fiscale del 55%, ripartita in 10 anni, che il decreto sviluppo ha prorogato solo fino al 30 giugno 2013 abbassando però la percentuale di sconto al 50%.

Tetto di spesa di 700 milioni l’anno

Nella bozza del provvedimento viene fissato un tetto annuo di spesa di 700 milioni di euro, che una volta superato non dà più diritto all’incentivo.

 

Anche l’Associazione nazionale per la tutela delle finestre made in Italy critica la riduzione del bonus per le ristrutturazioni degli stabili in efficienza energetica.

Dal 55 al 50%, il Governo taglia le agevolazioni per chi ristruttura la propria abitazione con un occhio all’efficienza energetica. E l’Anfit, l’Associazione nazionale per la tutela delle finsetre made in Italy non ci sta. “Il Decreto per lo Sviluppo Sostenibile ha tagliato le agevolazioni riducendone la percentuale di cinque punti, ma ciò che rende odiosa la decisione del Consiglio dei Ministri è la provvisorietà del provvedimento che non tiene minimamente conto del valore aggiunto relativo proprio allo Sviluppo Sostenibile: più sostituzioni di serramenti vengono effettuate maggiore è il risparmio sulle emissioni di CO2”.

 

Questo è il parere di Anfit sulla decisione del consiglio dei ministri di approvare la norma che riduce le agevolazioni fiscali. La nuova norma prevede dal 1 gennaio 2013 al 30 giugno 2013 la detrazione di imposta del 50% per le spese per interventi di riqualificazione energetica (fino al 31 dicembre 2012 resta valida la detrazione pari al 55%). 

“Il taglio percentuale sommato all’IVA al 23% e l’impossibilità di rendere strutturale l’agevolazione favoriranno il ritorno al sommerso che tanto stiamo cercando di combattere lasciando campo libero ai prodotti d’importazione meno cari, infliggendo l’ennesimo duro colpo ad un settore che sta faticosamente cercando di sopravvivere e che aveva trovato stimolo e ragione di resistere proprio grazie alla presenza di un’agevolazione utile anche alle casse dello Stato.  A chi giova portare ulteriore incertezza al nostro settore? Il comunicato emanato oggi da UNCSALL ci trova perfettamente d’accordo. Non solo non è un provvedimento utile ma è anche dannoso ed immensamente controproducente con vaste ricadute negative su tutti gli attori coinvolti”.

 

Dopo mesi di negoziati, è stato raggiunto un accordo sulla proposta di direttiva del giugno 2011 che sposa la via della cautela: obiettivi Ue stringenti solo per gli edifici della pubblica amministrazione e piani di azione nazionali.

Il 14 giugno 2012 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di direttiva sull’efficienza energetica presentata dalla Commissione il 22 giugno 2011.

Il testo dovrà ora ricevere il benestare della Commissione energia del Parlamento (forse sarà messo ai voti a luglio) e poi dovrà essere votato dall’adunanza plenaria nel mese di settembre. La direttiva che ne uscirà sostituirà le direttive 2004/8/Ce (promozione della cogenerazione) e 2006/32/Ce (efficienza negli usi finali dell’energia).

Gli obiettivi andranno fissati dagli Stati membri

Il testo frutto del delicato compromesso non è stato reso disponibile, ma dalle indicazioni contenute nel comunicato stampa del Parlamento UE pare che si sia scelta la più cauta via “dell’autoderminazione”: non sarà l’Unione europea a imporre obiettivi vincolanti, ma ciascun Stato membro dovrà fissare obiettivi nazionali e prevedere un piano d’azione per l’efficienza energetica da presentare ogni tre anni:

• nel 2014
• nel 2017
• nel 2020.

“Purtroppo i governi europei non erano disposti a prendere provvedimenti più radicali, che avrebbe garantito il raggiungimento dell’obiettivo del 20% (al 2020, ndr)”, ha dichiarato Claude Turmes (Verdi / ALE, LU), relatore del Parlamento europeo e che, nel marzo scorso, aveva proposto l’adozione di target Ue vincolanti per l’efficienza energetica, come già previsto per le rinnovabili.

Con obiettivi vincolanti ma stabiliti dai Paesi membri, è stato stimato che si riuscirà a stento a raggiungere il 17% di risparmio di energia e che l’Unione europea dovrà pensare ad altre misure per colmare la differenza utile al raggiungimento dell’obiettivo previsto del 20%. Una eventualità questa già chiaramente espressa nelle analisi riportate nella proposta di direttiva:

“L’analisi ha concluso che è opportuno mantenere gli obiettivi della direttiva sui servizi energetici per i settori di uso finale fino al 2016 ma che, per raggiungere l’obiettivo del 20% di efficienza energetica, devono essere integrati da obiettivi più ambiziosi nel contesto della strategia Europa 2020. Essa ha indicato che non è necessario che tali obiettivi siano vincolanti ora ma che misure vincolanti possono permettere di conseguire risultati analoghi o migliori. Tali misure vincolanti, in combinazione con il  quadro strategico attuale, dovrebbero essere sufficienti per conseguire entro il 2020 l’obiettivo del 20% a livello di Unione europea. È necessario tuttavia assicurare un monitoraggio dei progressi realizzati e, qualora essi si rivelino inadeguati per conseguire l’obiettivo del 20% entro il 2020, adottare gli opportuni interventi correttivi”.

Un altro limite è rappresentato dalla facoltà data agli Stati membri di scegliere se fissare gli obiettivi basandosi sui consumi di energia energia primaria (e cioè la disponibilità energetica offerta dalle fonti utilizzate per produrre energia) o finale (l’energia già prodotta e trasportata all’utenza finale). “I membri che sceglieranno il conteggio basandosi sull’energia finale saranno meno incentivati a contenere le perdite di energia prodotti nella generazione e trasporto dell’energia elettrica” ha tenuto a precisare Maryse Ardit,i membro dell’associazione France Nature Environment (FNE)
Gli ambiti di intervento

La Direttiva in fase di approvazione chiede agli Stati membri dell’Ue di risparmiare energia agendo sui seguenti ambiti:

• edifici pubblici

ogni anno dovrà essere ristrutturato e reso energeticamente efficiente il 3% della superficie degli immobili posseduti dalle amministrazioni pubbliche centrali (organi amministrativi la cui competenza si estende a tutto il territorio di uno Stato membro). La norma si applicherà agli edifici con una superficie utile totale superiore ai 550 m² e, dal luglio del 2015, a quelli con una superficie di 250 m².

• utilities

a partire dal 2014, i distributori di energia e le società di vendita di energia al dettaglio dovranno conseguire risparmi energetici annui pari all’1,5% dell’energia venduta e distribuita.

• appalti pubblici

gli Stati membri saranno tenuti ad assicurarsi che la pubblica amministrazione centrale acquisti solo beni, servizi e edifici con elevata prestazione energetica. Questo requisito si applica agli appalti di valore pari o superiore alle soglie previste dall’articolo 7 della direttiva 2004/18/CE.

• diagnosi energetiche

le aziende di grandi dimensioni dovrebbero essere tenute ad effettuare diagnosi energetiche da farsi entro tre anni dall’entrata in vigore della Direttiva.

• contatori intelligenti

i paesi dell’UE devono garantire che, nella misura in cui sia tecnicamente possibile e finanziariamente ragionevole, i clienti finali di elettricità, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda sanitaria siano dotati di contatori intelligenti che riportino il consumo effettivo di energia

• contabilizzatori di calore

entro il 1° gennaio 2017, gli appartamenti con riscaldamento centralizzato o serviti da teleriscaldamento, dovranno essere dotati di contabilizzatori di calore

• le informazioni sui consumi in fattura

entro il 1° gennaio 2015, ogni Stato membro dovrà assicurarsi che, attraverso le fatture di energia elettrica e gas, i clienti finali siano informati in modo chiaro e comprensibile sui loro consumi. Nelle fatture dovranno essere inseriti anche i contatti di agenzie per l’energia o centri di consulenza a cui il cliente finale potrà rivolgersi per avere consigli sulle misure da adottare per contenere i consumi.

• cogenerazione e teleriscaldamento

gli Stati membri dovranno effettuare un’analisi dei costi-benefici nell’utilizzo della cogenerazione ad alto rendimento, del teleriscaldamento e raffreddamento efficiente in base alle condizioni climatiche, di fattibilità economica e idoneità tecnica. L’analisi servirà per effettuare una valutazione sulla efficacia dell’adozione di tali tecnologie. Valutazione che dovrà essere presentata alla Commissione europea entro dicembre 2015.

Con Decreto 11 giugno 2012, il Ministero dell’Ambiente è intervenuto a modificare alcuni punti del Dm Ambiente 23 gennaio 2012, attuativo del Dlgs 55/2011 e recante il “Sistema nazionale di certificazione per biocarburanti e bioliquidi”.

Il nuovo decreto ministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno, introduce alcune significative modifiche al Dm 23 gennaio, e in particolare:

• corregge alcuni refusi e rivede la definizione di “operatore economico”;

• modifica le norme transitorie, di difficile interpretazione e applicabilità, e sposta in avanti alcune scadenze, visto anche il ritardo con cui è stato implementato il Sistema nazionale di certificazione.

Ricordiamo infine che il sistema di certificazione non interessa soltanto il settore dei trasporti, ma anche quello della produzione di energia elettrica e/o termica ottenuta dai bioliquidi, cioè i combustibili liquidi ottenuti dalla biomassa, come l’olio vegetale e il biodiesel.